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Archivio Autore di Michele Caccamo
ti consegno la luna
e una fila di rose
e l’alfabeto
così tutta sapiente
mi bacerai
così mia
come un simbolo sovrano
un nido in alto
nelle leghe intermedie
nei lumi lunari
e io provvederò
nell’aria
con le fornaci delle estasi
con un cosmografo
a eliminare il nulla
le pareti parallele
e a farmi amante
così ti penso vergine
adolescente e consacrata
nuda e così intatta
come in posa l’anima
acceso mio amore
mia saetta
ferro di fuoco
mia ultima brace
stringiti nei miei occhi
questa distanza è stanchissima
avrai innumerabili baci
come fossi del cosmo
o covi del fuoco
e in breve le nostre mani
tanto schiave e legate
poi ci capovolgeremo
…………………
te entrego la luna
y una hilera de rosas
y el alfabeto
así toda sabia
me besarás
así mía
como un símbolo soberano
un nido arriba
en las aleaciones intermedias
en las lumbres lunares
y yo procederé
en el aire
con los hornos del éxtasis
con un cosmógrafo
a eliminar la nada
las paredes paralelas
y me convertiré en amante
así te pienso virgen
adolescente y consagrada
desnuda y así intacta
como en pose el alma
encendido mi amor
mi saeta
hierro de fuego
mi última brasa
estréchate en mis ojos
esta distancia es agotadora
habrán innumerables besos
como si fuesen del cosmos
madrigueras del fuego
y en breve nuestras manos
tan esclavas y ligadas
después las volcaremos
(trad. Ana Caliyuri)
ho disertato tutto il giorno
ho disertato tutto il giorno
ricevendo i morti negli occhi
il loro balsamo nel petto
e i loro volti erano lunari
e senza peso
ho visto l’anima necessaria
in quel silenzio
tutto d’ossigeno
e tu antica avrai le mie mani
e tu antica avrai le mie mani
come radice e forza
e il vento tutto il vento ai piedi
perché io stesso voli
con una cima d’aria
tra le mani
così noi saremo una coda
un lancio di luce
e per quanto ne so
anche il cielo
lasciami qui
lasciami qui
e non dire parole per baciarmi
abbiamo una sbarra un cosmo nelle bocche
e i cuori irritati
lasciami
tumulato come occasione di morte.
Urlami le scene della memoria
senza badare alla tua voce
mi sono piombato il petto
e non sento
a mio padre, andato
duro per sempre
colato nella pietra
come fossi un Santo
incantato in un altare
e fiorito di bianco
sei ancora apparente
come un calco
in questo trono
che è un vagone cosmico
e che ti tiene come una pancia
un nuovo nato che evapora
ma senza morte
lo spessore della terra è il vero orrore
tutto senza luce
senza possibilità che rimbalzi il vento
ma è simile a un prodigio questa successione
questa carne espansa
la perderemo tutta
protetti sottoterra
se penso che già non si risorge
vorrei resistere
oh stella di Dio
oh stella di Dio
punta di pugnale
che scuci il cielo
lascia passare gli angeli
e le anime armate
lascia che sciolgano la terra
come una matassa
e che siano trebbiatrici
tritolo acqua chimica
che siano un gran vento
o un risucchio
lasciali piantare un altare
o una botola
escludi la misericordia
per mille eternità
e affossa la genesi
così andremo via
da questo elenco
da questo avvenire
è nel cielo di fronte
la stanza cristiana
l’opera finita
mentre qui e in tutto il gas
c’è un filamento
una miccia infiammata
e le dita infilate a terra
come granchi come serpenti
sono un traino un acido
un tiro verso quel cielo di Lucifero
che spruzza dalle vene
dal petto rotondo
a chiocciola
e io in tutti i fuochi
i metalli i furori
in tutte le ebbrezze dei gas
come unguento io scivolo
per l’estremo
nell’artificio
e così mortale
e lì vedo Dio piegato
nelle sue leggi inferiori
mentre questa terra santa cede
nello strapiombo
spugna fradicia
da un polo all’altro
perché è così la metamorfosi
si ribaltano le onde
e terra è sulla terra
inondati di detriti
ovunque
sopra la linea delle cime
nella pressione dell’aria
siamo un unico corpo nella lebbra
e allora tu Cristo abbassati leggero
come il sughero o un aviatore
o un uccello
apri le mani e prendi forza
poi schiantati
senza errore
come una calamita
schiaccia questi anelli
questi gironi nella terra
così atrocemente
oscilleremo come una scoria
una materia irriconoscibile
come rimasugli nel cielo
ma quale cielo
ma quale cielo
è una tenda intera
sulle architetture del buio
una voliera per l’anticristo
noi stiamo ancora appesi
al seno di una Madonna
ma da qui sotto sarà la morte
solo la morte
l’ausilio per l’orientamento
non dovevano le reni legarmi
non dovevano le reni legarmi
come una seppia secca
asfissiarmi sotto una croce
anche se i nerbi
mi hanno spezzato ogni vena
anche se tutti i peccati
preparati dalle streghe
dagli eredi di Dio
mi hanno battuto
e io continuo a cadere
come il tempio delle mie parole
e al pari della misericordia
e così ora questo sacrario pesante
queste spine plasmate
sono la mia professione di risorgente.
Io che avevo spalle ferrate
e vita metafisica
e una scorta di luce.
Mi ragionano gli uccelli sopravvissuti
che ora il cielo è una cisterna
ora che le mie ginocchia sono una vanga
e che sono fermo
orribile pallido senza paradiso
con le bolle dalle narici
molle come un uomo
Mamma reggimi il lino
la mia ultima patria