duro per sempre
colato nella pietra
come fossi un Santo
incantato in un altare
e fiorito di bianco
sei ancora apparente
come un calco
in questo trono
che è un vagone cosmico
e che ti tiene come una pancia
un nuovo nato che evapora
ma senza morte
Archivio per aprile 2009
a mio padre, andato
lo spessore della terra è il vero orrore
tutto senza luce
senza possibilità che rimbalzi il vento
ma è simile a un prodigio questa successione
questa carne espansa
la perderemo tutta
protetti sottoterra
se penso che già non si risorge
vorrei resistere
oh stella di Dio
oh stella di Dio
punta di pugnale
che scuci il cielo
lascia passare gli angeli
e le anime armate
lascia che sciolgano la terra
come una matassa
e che siano trebbiatrici
tritolo acqua chimica
che siano un gran vento
o un risucchio
lasciali piantare un altare
o una botola
escludi la misericordia
per mille eternità
e affossa la genesi
così andremo via
da questo elenco
da questo avvenire
è nel cielo di fronte
la stanza cristiana
l’opera finita
mentre qui e in tutto il gas
c’è un filamento
una miccia infiammata
e le dita infilate a terra
come granchi come serpenti
sono un traino un acido
un tiro verso quel cielo di Lucifero
che spruzza dalle vene
dal petto rotondo
a chiocciola
e io in tutti i fuochi
i metalli i furori
in tutte le ebbrezze dei gas
come unguento io scivolo
per l’estremo
nell’artificio
e così mortale
e lì vedo Dio piegato
nelle sue leggi inferiori
mentre questa terra santa cede
nello strapiombo
spugna fradicia
da un polo all’altro
perché è così la metamorfosi
si ribaltano le onde
e terra è sulla terra
inondati di detriti
ovunque
sopra la linea delle cime
nella pressione dell’aria
siamo un unico corpo nella lebbra
e allora tu Cristo abbassati leggero
come il sughero o un aviatore
o un uccello
apri le mani e prendi forza
poi schiantati
senza errore
come una calamita
schiaccia questi anelli
questi gironi nella terra
così atrocemente
oscilleremo come una scoria
una materia irriconoscibile
come rimasugli nel cielo
ma quale cielo
ma quale cielo
è una tenda intera
sulle architetture del buio
una voliera per l’anticristo
noi stiamo ancora appesi
al seno di una Madonna
ma da qui sotto sarà la morte
solo la morte
l’ausilio per l’orientamento
non dovevano le reni legarmi
non dovevano le reni legarmi
come una seppia secca
asfissiarmi sotto una croce
anche se i nerbi
mi hanno spezzato ogni vena
anche se tutti i peccati
preparati dalle streghe
dagli eredi di Dio
mi hanno battuto
e io continuo a cadere
come il tempio delle mie parole
e al pari della misericordia
e così ora questo sacrario pesante
queste spine plasmate
sono la mia professione di risorgente.
Io che avevo spalle ferrate
e vita metafisica
e una scorta di luce.
Mi ragionano gli uccelli sopravvissuti
che ora il cielo è una cisterna
ora che le mie ginocchia sono una vanga
e che sono fermo
orribile pallido senza paradiso
con le bolle dalle narici
molle come un uomo
Mamma reggimi il lino
la mia ultima patria
sei immobile come l’assenza
sei immobile come l’assenza
un doppio piombo
forgiato a catena
buttato nel mare
nelle orbite
in qualunque cosa
con quel nome intestinale
gridato mentre scappi
evanescente
come l’oppio
ti consegno la luna
ti consegno la luna
e una fila di rose
e l’alfabeto
così tutta sapiente
mi bacerai
così mia
come un simbolo sovrano
un nido in alto
nelle leghe intermedie
nei lumi lunari
e io provvederò
nell’aria
con le fornaci delle estasi
con un cosmografo
a eliminare il nulla
le pareti parallele
e a farmi amante
così ti penso vergine
adolescente e consacrata
nuda e così intatta
come in posa l’anima
acceso mio amore
mia saetta
ferro di fuoco
mia ultima brace
stringiti nei miei occhi
questa distanza è stanchissima
avrai innumerabili baci
come fossi del cosmo
o covi del fuoco
e in breve le nostre mani
tanto schiave e legate
poi ci capovolgeremo
… e noi qui
… e noi qui
matricole generate
nel nome di Dio
mutati tutti in pali
forse antenne
siamo simboli
ognuno un filo sceso
un legaccio aereo
siamo frutti universali
conserviamo i confini
le orbite
siamo fili forti
eterni come massi
per quella morte limpida
dove si difende
un’aria aromatica
una voce indivisa
una veglia
dove si produce l’anima
o il triplice spirito
la purissima preghiera
dove la polvere nell’aria
diventa fiamma
e i morti appaiono
e si vedono le colonne
i semi delle stelle
e per tutte le anime unite
si spalanca la luna
è di vapore la notte
è di vapore la notte
è muta
tutto si sottrae
e mi lascia esistente
come fossi una luna
metafisica risorta
non so da quale parte è l’aria
in quale bocca
in che modo respiriamo
io qui mi piego
e piango
come l’unica vittima
interamente chiuso
in questo vuoto
ravvolto in quel cielo
che invano guardo
così senza altezza
stretto al suolo
agonizzante fino ai piedi
come una traccia a terra
è insensata la salvezza
è insensata la salvezza
perché è identico ogni morto
perché non trema la terra
non sente l’urto di nessuna sepoltura
è tutta carne immobile
senza furia
posata e ricoperta
ci fosse la salvezza
fosse con noi
nel nostro sangue
ribollirebbe
ci farebbe rinvenire
e per Dio pregheremmo